Photolangage. La fotografia come linguaggio

La metodologia

Il Photolangage è un metodo che utilizza le fotografie per aiutare le persone a raccontarsi. Infatti il termine in francese significa “photo-linguaggio”. Nasce in Francia a Lione nel 1965 ideato da A. Baptiste e C. Belisle, rispettivamente psicosociologo e psicologo. La Prof.ssa C. Vacheret dell’Università Lumière 2 di Lione, ha continuato la ricerca studiandone gli effetti nel campo della psichiatria. Il prof. C. Neri ha contribuito alla divulgazione del metodo in Italia.
Gli ambiti di utilizzo della tecnica sono quello clinico, formativo aziendale.

Gli obiettivi generali di questa tecnica sono:

  • Permettere la costituzione di un gruppo, facilitando l’incontro, la comunicazione e la possibilità di ogni membro di esprimersi.
  • Guidare la persona a prendere coscienza del proprio punto di vista, incoraggiandola a relativizzare la propria posizione davanti agli altri.
  • Creare uno spazio mentale capace di contenere le preoccupazioni, le esitazioni, le angosce di ogni membro del gruppo.
  • Sostenere il proprio pensiero attraverso una comunicazione emozionale priva di pregiudizi.
  • Far emergere la rappresentazione che ogni partecipante ha dei temi trattati negli incontri.

Gli obiettivi specifici variano e si modellano a seconda dei temi e della tipologia dei gruppi.
A titolo esemplificativo, utilizzare il Photolangage in gruppi di persone impiegate in situazioni di emergenza (Pompieri, Operatori di Ambulanza, Medici del Pronto Soccorso, ecc…) potrebbe avere come obiettivo quello di condividere le difficoltà derivanti dalla natura del lavoro svolto. Cercando di metabolizzarne il carico emotivo e rafforzando l’identità di gruppo e la capacità di contenimento.

Svolgimento di un incontro di Photolangage

Un gruppo di Photolangage può essere costituito da un massimo di 8 partecipanti in ambito clinico e di 15 partecipanti in quello formativo e aziendale. La durata degli incontri è di un massimo di 3 ore. La stanza è grande quanto basta per poter permettere due situazioni distinte. Quella della scelta delle foto da un tavolino su cui vengono poste in ordine sparso e quella del racconto.

Le foto sono scelte da dei dossier contenenti da un minimo di 48 a un massimo di 100 foto. Tutti in bianco e nero tranne quello sull’Adolescenza e Sessualità. Le tematiche sono: Gruppi, Lavoro, Economia, Tempo Libero, Relazioni Umane, Formazione e Sviluppo Personale, Donne in Divenire, Corpo e Comunicazione, Dalle Scelte Personali alle Scelte Professionali, Salute e Prevenzione, Situazioni Limite, Valori in Discussione, Celebrare la Vita, Adolescenza e Sessualità.

Dopo un’introduzione della tecnica e delle istruzioni di svolgimento di circa dieci minuti da parte del conduttore, si procede con la consegna o domanda sul tema da trattare.
A titolo esemplificativo, in un corso di Crescita Personale in ambito aziendale svolto con i quadri di varie aziende, tra le altre è stata data questa consegna: “Evocare, attraverso la scelta di una o due foto, un episodio positivo o negativo particolarmente significativo, che le è accaduto nella sua vita professionale

Le persone hanno un massimo di 5 minuti per osservare le foto ed operare la scelta, dopodiché si passa al lavoro con il gruppo in cui ogni partecipante, utilizzando le foto scelte si racconta rispondendo alla consegna.
Questo è il momento topico del lavoro del gruppo dove avvengono molte attività, ad esempio si scopre, attraverso la parola dell’altro, una visione nuova e creatrice, un punto di vista diverso sulla realtà, che apre nuovi orizzonti. Si attiva il contenimento del gruppo, la mobilitazione delle proprie immagini interne, l’attività associativa, ecc…

Alla fine di questa fase, quando tutti i partecipanti hanno concluso il proprio raccontare si procede ad una mezz’ora di condivisione dell’esperienza conclusa. Questo è un momento di analisi e di riflessione in cui si consolida il lavoro fatto con le foto.

Il metodo Photolangage può apparire, ad una prima lettura, una pratica molto semplice e lineare, invece è una tecnica di lavoro di gruppo altamente specifica di cui è necessaria una preparazione preliminare e una conoscenza approfondita, per cui poter usare la metodologia è necessaria una formazione specifica

Considerazioni

Sono abilitato all’uso del metodo ed ho utilizzato il Photolangage in vari contesti ed ambiti, le possibilità di questa tecnica sono enormi. La semplicità del metodo e la possibilità di far comunicare le persone attraverso un “oggetto mediatore”, in questo caso le foto, permette di lavorare con i gruppi su vari livelli in modo efficace e poco invasivo. I campi di applicazione sono praticamente infiniti.

About the Author

Walter Iacobelli

Mi chiamo Walter Iacobelli e sono nato a Roma nel 1973. Sono ormai più di venti anni che mi occupo di psicologia e da circa quindici mi prendo cura con passione di quanti, giovani o adulti, abbiano bisogno di essere aiutati nei momenti di difficoltà della propria vita. Come psicologo e psicoterapeuta ho affrontato insieme a loro problemi riguardanti le relazioni famigliari o di coppia. Gli invalidanti disagi derivanti da malattie psicosomatiche. Ci siamo opposti ai “mostri” degli attacchi di panico e della depressione e affrontato la sciagura della malattia oncologica. Abbiamo cercato di mettere fine ad una dipendenza e provato ad andare avanti dopo una morte dilaniante. Con delicatezza, abbiamo trattato l’impotenza sessuale o le difficoltà dell’eiaculazione precoce. Abbiamo sostenuto la scarsa stima di sé e molti altri disturbi ai quali alle volte non è possibile, ne tanto meno auspicabile, dare delle etichette.